Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani (Antonio Gramsci)

giovedì 4 dicembre 2014

Banditi


partigiani e brigatisti, le contraddizioni del pensiero borghese di sinistra

Che importa se ci chiaman banditi
il popolo conosce i suoi figli 

La miseria culturale a sinistra deriva dall'ulteriore semplificazione di un pensiero già fin troppo semplificato. Intendiamo alludere al berlinguerismo, un apparato concettuale che solo marginalmente – sarà meglio dirlo – c'entra qualcosa con Enrico Berlinguer.
È comunque dalla lettura della tematica della questione morale, coniugata con la pratica dei governi di solidarietà nazionale, che è nata l'ottica perversa che identifica la democrazia con la legalità.
L'errore è sin troppo evidente: si dà per scontato che l'insieme di norme giuridiche presenti siano il punto d'approdo perfetto e definitivo e che non possa esserci, in un domani, una diversa legalità, che superi e neghi quella attuale.
Che nel bagaglio di quelli che, allora, si chiamavano ancora comunisti, sia entrata questa concezione hegeliana della fine della storia, la dice lunga sulla malafede intellettuale dei dirigenti dell'ultimo PCI.
Che fossero in malafede è reso ancora più evidente dal fatto che la nuova concezione fu contrabbandata in sordina, perché una svolta palese avrebbe comportato la necessità di una revisione della propria storia.
Anche volendo continuare a ignorare la questione del ruolo di Secchia nel partito del dopoguerra, infatti, non ci si sarebbe potuti esimere dall'esprimersi sulla storia del progresso sociale e democratico della nazione, che non fu, se non marginalmente, storia parlamentare.
Dalla riforma agraria allo statuto dei lavoratori, passando per la lotta al governo Tambroni, la storia delle conquiste democratiche e sociali è difatti storia di lotte di piazza, con utilizzo sistematico e organizzato di pratiche illegali tanto da parte dei partiti popolari (PCI, PSI), quanto della CGIL.
Su questa parte della propria storia (che pure era quella che ne spiegava la crescita) il PCI ormai avviato alla Bolognina, preferì stendere un velo.
Non lo squarciarono i vecchi militanti proletari, avvezzi a ipotizzare una supposta teoria delle due verità di togliattiana memoria, né i giovani borghesi, arruolatisi nel partito sulla base di un equivoco o in forza di un acutissimo fiuto opportunista.
Del resto le stragi di stato, la connivenza di neofascisti e mafie con apparati statali e partiti di governo, la P2, gli scandali finanziari e la corruzione, sembravano disegnare confini tra legalità e illegalità che ricalcavano, grosso modo, i confini precedentemente determinati su base di classe. Questo fu il trucco con cui il cancro ideologico ebbe modo di infiltrarsi, silente, in tutti i tessuti delle organizzazioni politiche e sociali che erano state classiste.
A tanti anni di distanza se ne vede la devastazione.
La maggior parte di quelli che, in buona fede, si sentono ancora uomini e donne di sinistra, compresi quelli che si sono meritoriamente rifiutati di seguire la deriva opportunista che da Occhetto è arrivata fino a Renzi, si sono ridotti a ottusi benpensanti teledipendenti da talk show animati dalla stessa logica dei rotocalchi destinati, fino a non moltissimo tempo fa, alle cameriere.
E, ragionando come quelle, non passa settimana che non raccolgano firme per introdurre un nuovo reato nel codice penale.

Il sequestro di Aldo Moro fu un momento cardine di questa operazione.
Tre anni dopo, la copertura mediatica della tragedia di Vermicino metterà in luce sia le proporzioni inaspettate della pancia emotiva del paese, sia la capacità dei media stessi di estendere la reazione emotiva anche ai settori più razionali della pubblica opinione, pena l'isolamento, se non l'ostracismo, sociale.
Era la chiave per ottenere un nuovo conformismo e questa tecnca doveva già essere ben conosciuta dagli addetti ai lavori.
È lecito pensare che l'informazione giornalistica e televisiva, nei 55 giorni del sequestro Moro, sia stata sotto lo stretto controllo di esperti, anche stranieri, di strategia della comunicazione.
Al ministero degli interni c'è Cossiga, uomo di Gladio, e a Taviani, che di Gladio fu il vero e proprio comandante militare, si indirizza la prima lettera di Aldo Moro.
Sono messaggi trasversali a cui si devono assommare le arcinote pressioni di gruppi economici e finanziari per una svolta autoritaria e la necessità di seppellire definitivamente il cumulo delle tante porcherie su cui Pasolini aveva cercato di alzare il coperchio.
C'è, dunque, nell'aria una miscela esplosiva e si possono creare nel paese le condizioni psicologiche favorevoli a una soluzione autoritaria. Anche i movimenti dei servizi di intelligence sono ben poco rassicuranti.
Il PCI corre ai ripari.
L'incidente di Vermicino metterà a nudo la fragilità morale della nazione, ma mostrerà anche come il paese riconosca in Sandro Pertini il simbolo della propria unità. Anche la straordinaria popolarità di Pertini è un fatto noto. 
Berlinguer decide di cavalcare la tigre, la forza del PCI è il nerbo del fronte della fermezza e Pertini ne è il capo. La destra è così fuori gioco.
Il buon Bulow è inviato a fare il giro dell'ANPI, per richiamare i partigiani all'ordine e invitarli perentoriamente a rompere ogni contatto residuo con le BR con le quali, almeno fino al sequestro Sossi, hanno avuto, se non collusioni, simpatie.

Qui c'è il grande divorzio dall'illegalità.
Ma, come si può desumere dalla stringata cronaca precedente, si fa cordone sanitario rispetto a un gruppo che si presta oggettivamente alla provocazione.
Nell'immaginario collettivo di molta sinistra, però, le BR passano velocemente dalla critica oggettivante (compagni che sbagliano), alla condanna soggettivante (delinquenti).
Anche in questo caso, si è cercato di spiegare il cambiamento dell'atteggiamento sulla base dello sdegno emotivo suscitato dalla uccisione di Guido Rossa, sei mesi dopo quella di Moro.
Ma è una spiegazione che non regge e che scambia la causa con l'effetto. Il fatto stesso che Rossa vada a denunciare i suoi compagni di lavoro che fanno circolare materiale delle BR, dimostra che per lui, attivista del partito e del sindacato, le BR sono già una banda di delinquenti.
Il fatto è che, in quei sei mesi, gli elementi anticomunisti da tempo infiltrati nel PCI, che sono tanti e in ottime posizioni, hanno approfittato della mossa tattica di Berlinguer per prendere in mano le redini del partito. La loro forza è ormai tale che, l'anno successivo, non esiteranno a boicottare, senza nascondersi troppo, la linea del leader rispetto alla durissima, e decisiva, vertenza Fiat.

Quella condanna sembra diventata definitiva e guai ad accostare i partigiani alle BR. Sono il diavolo e l'acquasanta.
A determinare l'orizzonte manicheo, l'idea piuttosto ingenua che i partigiani, a differenza delle BR, abbiano agito sulla base di un'idea evidentissima e indubitabile, condivisa dall'intera nazione, un pugno di degenerati a parte.
Fortunatamente, queste circostanze evidentissime che indicano la retta via, generalmente nella storia non accadono, e le rare volte che vi hanno figurato sono servite per abbrustolire streghe, o deportare ebrei, o gasare i Rosemberg.
Non fu la maturazione della coscienza antifascista a determinare la Resistenza, è vero il contrario: fu la Resistenza a far maturare la coscienza antifascista.
La gran massa di chi salì in montagna, vi andò per sfuggire alla leva di Salò. La prima idea fu nascondersi, la seconda che non ci si poteva nascondere senza combattere.
Fu proprio questo il merito delle avanguardie comuniste, trasformare la contraddizione immediata di chi non voleva andare in guerra, in contraddizione politica prima e in contraddizione di classe poi. La famosa linea di massa.
Ed è proprio questa la critica che dobbiamo fare alle BR, aver fallito la linea di massa cercando di fare un salto brusco dalla contraddizione oggettiva di classe alla scelta ideale. Sono quindi imputabili di volontarismo, cioè di aver agito sulla base di un ordine di idee abbastanza borghese.
Cosa che non ha niente a che fare con la delinquenza, sia chiaro.
Ma se i comunisti possono avanzare questa critica, la sinistra borghese non può farlo.
Essi si mossero, indignati come voi e un po' illuministi come voi, per reagire nell'Italia di Piazza Fontana e dell'Italicus, nell'Italia dei servizi deviati collusi con i colonnelli greci, nell'Italia di Sindona e Calvi, nell'Italia dei picchiatori fascisti a braccetto con i ministri democristiani, nell'Italia della massoneria e della mafia, nell'Italia in cui un padre di famiglia era volato dalla finestra della questura...
Per voi, dovrebbero essere degli eroi.





Nessun commento:

Posta un commento